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L’interesse verso la pet therapy è esploso negli ultimi anni, non solo a livello mediatico, ma soprattutto nelle strutture socio-assistenziali. La medicina, inoltre, ha confermato la sua assoluta e totale efficacia.
Mercato di riferimento
La pet therapy si basa sul legame tra uomo e animale, rafforzandolo. Interagire con un animale domestico può aiutare a superare problemi fisici e mentali, soprattutto di soggetti più deboli. Una terapia particolare e mirata, quindi, atta ad offrire supporto emotivo a quei pazienti colpiti da disturbo dell’apprendimento e dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, ecc.
La pet therapy è una terapia sempre più richiesta e riconosciuta, questa permette di fornire benefici psicologici a diversi soggetti fragili che sentono il bisogno di supporto nel corso di una terapia psicologica o farmacologica. Secondo quanto è stato riportato anche da un’indagine di Adecco sono sempre più le persone che scelgono di avere con sé un animale domestico anche per condurre una terapia psicologica o di supporto.
Questo desiderio di avere un animale domestico insieme a quello di una necessità vera e propria a livello psicologico e di supporto, ha portato ad alimentare il giro d’affari del settore. Secondo le ultime indagini, il settore del pet ha un valore complessivo di 240 miliardi di dollari, che potrà superare i 350 miliardi di dollari nel 2027.
Inoltre, un’indagine svolta da parte dell’Ufficio Studi Coop in Italia ha sottolineato come nel nostro paese siano sempre di più gli animali domestici, con un totale complessivo di 60,5 milioni di animali. Una cifra davvero molto alta, se si pensa che supera (anche se di poco) gli animali del nostro paese.
L’indagine, infine, rivela anche come la spesa dei proprietari di animali domestici stia aumentando nel corso degli anni, raggiungendo una cifra attuale di 1050 euro a famiglia in linea generale e di 1100 euro nel solo Nord Italia.
Questi dati sono la dimostrazione di come la cura degli animali, in riferimento anche alla pet therapy generi ogni anno un giro d’affari sempre più elevato. Ecco perché è un settore dove si consiglierebbe di investire.
Perché diventare operatore pet therapy?
Il requisito principale per diventare operatore di pet therapy è amare moltissimo gli animali. Un amore che deve poi essere canalizzato in una sorta di trinità indissolubile: terapista-animale-paziente.
È bene ricordare che la figura di un animale domestico ricopre un ruolo fondamentale e consolidare il rapporto emotivo con il paziente è una capacità intrinseca ed innata di questo tipo di professione.
Detto ciò, se si vuole incominciare a percorrere questa via, è bene tenere presente che non si tratta di vendere vestiti, cucinare cibo o organizzare matrimoni: qui entrano in ballo sentimenti profondi minati da un disagio fisico e mentale da non sottovalutare.
I prodotti e i servizi offerti
Un operatore di pet therapy aiuta i pazienti a superare i propri limiti fisici e/o mentali. Quindi, offre un servizio di supporto emotivo, attraverso l’interazione con un animale domestico. In pratica, il servizio o i servizi, in questo caso, si trasformano in benefici per il paziente.
Una terapia ben mirata e coadiuvata dalla forza sinergica che si crea tra terapista, animale e paziente, può abbassare la pressione sanguigna, migliorare la salute cardiovascolare.
Inoltre, questa terapia permette di supportare il rilascio endorfine (ossitocina) che hanno un effetto calmante, diminuire il dolore fisico generale, ridurre la quantità di farmaci di cui alcune persone hanno bisogno.
Tra gli altri effetti riconosciuti ci sono: contrasto alla depressione, diminuire i sentimenti di isolamento e alienazione, aumentare la socializzazione e il senso di comunità, diminuire l’ansia, aiutare i bambini a superare disturbi del linguaggio e emotivi. Questi, sono solo alcuni dei tanti benefici che la pet therapy comporta.
Chi può fare la Pet Therapy?
Nel 1964, il dottor Boris M. Levinson coniò il termine “pet-therapy”, per descrivere proprio l’utilizzo degli animali domestici per curare specifiche malattie. In Italia, questo termine è stato recentemente sostituito con il più appropriato “interventi assistiti con gli animali” (IAA).
Le “Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali “, approvate nel marzo 2015, definiscono gli standard operativi per l’applicazione uniforme degli IAA in tutto il territorio nazionale e forniscono indicazioni sui compiti e le responsabilità delle figure professionali coinvolte.
Ma per chi è così importante la pet therapy? Semplice, numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato le potenzialità dell’utilizzo degli animali come strumento di cura, specie negli ospedali e nelle case di riposo per anziani, dove le persone sono spesso separate dal sostegno e dall’affetto dei propri cari.
La presenza di un animale favorisce la comunicazione e le relazioni sociali. Anche per le persone affette da disturbi dello spettro autistico, l’introduzione di cani nelle sedute terapeutiche ha dimostrato effetti positivi, come il miglioramento dell’attenzione e delle interazioni sociali, sia verbali che non verbali, e la riduzione delle stereotipie comportamentali.
Come diventare operatori per la pet therapy: formazione
Se si vuole diventare operatori di pet therapy, o pet therapist è necessario seguire un corso di formazione professionale, solo alla fine di questo si potrà accedere al settore in qualità di professionisti. Nello specifico, in Italia, i corsi sulla gestione degli interventi psicoterapeutici con gli animali devono essere organizzati da parte delle aziende oppure degli enti che sono stati certificati dal CRN, ossia dal centro di referenza nazionale.
I corsi per la pet therapy vengono strutturati in diversi moduli che poi affrontano argomenti differenti che permettono di acquisire tutte le competenze di cui si ha bisogno. Tra i principali temi che si affrontano troviamo: storia e nascita della terapia con gli animali, conoscenza delle linee guida nazionali, norme regionali, ruoli e mansioni dei vari professionisti che sono coinvolti nella terapia, caratteristiche degli animali che possono essere usati per gli interventi.
Infine, si farà anche un’esperienza pratica svolgendo la pet therapy sempre accompagnati da del personale esperto che spiega passo dopo passo come poter fare questa terapia, fino a giungere poi alla pratica vera e propria dal vivo con pazienti che seguono questa terapia.
Oltre a dover seguire il corso è necessario, inoltre, iscriversi all’elenco nazionale dei Digital Pet, si tratta di un portale nel quale vengono elencati tutti i professionisti che sono abilitati a svolgere interventi e terapie assistite con gli animali. Una volta fatta l’iscrizione all’albo, il pet therapist può lavorare in autonomia e offrire dei percorsi di terapia come libero professionista.
Naturalmente, bisogna considerare che oltre a dover essere preparati come professionisti della pet therapy è necessario anche che il cane o l’animale domestico abbia non solo una buona educazione di base, ma possa avere anche una buona relazione con il suo coadiutore. Devono essere una coppia molto affiatata in modo tale da garantire anche al proprio cane, coniglio o gatto la giusta sensazione di benessere durante la terapia.
In ogni caso, per essere sicuri che il proprio animale sia idoneo alla terapia, viene svolta una valutazione dell’idoneità da un veterinario esperto in IAA, che aiuta anche il coadiutore a comprendere meglio quale sia il percorso da fare con il proprio animale da pet therapy.
Iter burocratico
A livello burocratico-legislativo, la pet therapy ha avuto un percorso abbastanza lungo prima di essere riconosciuta nel 2003, grazie al decreto del presidente del consiglio, in accordo con ministero della salute, le regioni e le province autonome.
In questo accordo, gli animali che devono essere utilizzati per la terapia sono considerati da compagnia, addestrati secondo dei criteri specifici, atti a supportare fisicamente ed emotivamente il paziente o il disabile che ne richieda l’intervento.
I soggetti che si assumono questo compito di terapista devono possedere delle specifiche competenze e requisiti.
In presenza dei requisiti, è necessario seguire un iter burocratico preciso per riuscire a condurre in modo adeguato la propria attività. Ossia:
- Apertura della partita IVA come libero professionista per la pet therapy
- Apertura delle posizioni INPS e INAIL
- Certificato di idoneità per il proprio animale da Pet Therapy
Una volta completata la procedura sarà possibile svolgere questa professione in qualità di liberi professionisti.
Quanto costa diventare operatore di Pet Therapy?
Come abbiamo visto ci sono dei corsi specifici che bisogna frequentare e solo alla fine del corso, ci sarà un esame finale che andrà naturalmente superato. La spesa principale da considerare è quella del corso che è a pagamento. I costi possono variare da regione a regione e anche dalla durata complessiva dello stesso e del tirocinio. In genere la cifra si aggira tra un minimo di 2 mila fino ai 5 mila euro circa. Oltre ai costi legati al corso se si desidera diventare liberi professionisti si dovranno anche considerare i costi burocratici per l’apertura della Partita IVA e per il commercialista, oltre che per le posizioni Inps e Inail, che richiedono un’ulteriore spesa complessiva di 2000 euro.
Come si guadagna?
Gli operatori di pet therapy possono lavorare con una loro società o in franchising, oppure come dipendenti con paga oraria oppure uno stipendio fisso mensile.
Le retribuzioni orarie in genere partono da € 15,00 e salgono fino a € 44 euro circa. Mentre uno stipendio mensile può aggirarsi intorno ai 1.500/2.000 euro mensili.
Lavorando per sé stessi come liberi professionisti o con il supporto di un franchising, invece, i guadagni possono andare dai 2500 euro fino ai 5 mila euro medi mensili.
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