come aprire un catering

Come aprire catering: requisiti, costi e guadagni (anche in franchising)

Avviare un’attività di catering è uno dei desideri principali di coloro che hanno esperienza e passione per la cucina, e desiderano così trasformare questi in un’impresa strutturata che gli possa portare dei guadagni.

Come riportato dal Sole24Ore, le attività di catering stanno incrementando sempre di più i loro profitti; infatti, i dati più recenti per il 2026, rivelano un aumento del giro d’affari di quadi il 6% dopo che aveva già visto una crescita del 15% alla fine del 2023. In totale queste attività in Italia hanno conseguito un profitto di oltre 2 miliardi di euro dando lavoro a più di 100 mila persone.

Questi dati rivelano uno scenario davvero positivo, dato anche dai diversi modelli organizzativi che lo caratterizzano e varie soluzioni quali: cucine condivise e ghost kitchen.

Ogni soluzione consente in ogni caso un investimento inferiore rispetto a quello necessario per l’apertura di un ristorante tradizionale o di altre attività nel settore della ristorazione. A seconda della scelta del modello incide su iter autorizzativo, fabbisogno finanziario, struttura dei costi e potenziale margine.

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Requisiti burocratici e autorizzazioni per aprire un catering

L’avvio di un’attività di catering comporta l’espletamento di una serie di adempimenti formali che rientrano nella disciplina della somministrazione e preparazione di alimenti e bevande, ambito soggetto a controlli igienico-sanitari rigorosi. Nello specifico l’iter burocratico prevede:

  1. L’apertura della Partita IVA rappresenta il primo passaggio operativo, con codice ATECO 56.21.00 (catering per eventi), fermo restando che la configurazione societaria e il regime fiscale vanno valutati con un consulente in base al volume d’affari previsto e alla struttura dei costi.
  2. L’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente.
  3. La presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune.
  4. L’apertura delle posizioni INPS e INAIL per titolare ed eventuali dipendenti.
  5. Nel caso in cui si utilizzi una cucina propria, occorre verificare la conformità dei locali sotto il profilo igienico-sanitario, impiantistico e di sicurezza, con eventuale autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL.

Sotto il profilo professionale, è richiesto il possesso dei requisiti SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande) da parte del titolare o di un preposto, salvo casi di esperienza documentata nel settore o titolo di studio alberghiero.

Tutto il personale coinvolto nella manipolazione e nel servizio, inoltre, deve essere in possesso di attestato HACCP in corso di validità. Qualora si preveda la vendita o somministrazione di alcolici, va effettuata la comunicazione all’Agenzia delle Dogane.

Aprire un catering da casa non esonera da questi obblighi: l’attività domestica, se esercitata in forma professionale, è soggetta alle stesse regole della ristorazione, con verifiche sui locali adibiti a laboratorio e sulla separazione tra uso privato e uso produttivo.

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Quanto costa aprire un catering: investimento iniziale e costi

La sostenibilità economica di un catering dipende dalla corretta distinzione tra costi di avviamento, costi fissi e costi variabili, elementi che incidono sul punto di pareggio e sulla marginalità per evento.

L’investimento iniziale comprende:

  • l’acquisto o il noleggio di attrezzature professionali (forni, abbattitori, frigoriferi industriali piani cottura, sistemi di conservazione).
  • l’adeguamento dei locali.
  • le pratiche amministrative.
  • le prime forniture di materie prime e materiali di consumo.

A questi si aggiungono: le spese per mezzi di trasporto idonei al mantenimento della catena del freddo o del caldo, contenitori isotermici, allestimenti per buffet, eventuale arredo per ufficio e strumenti informatici per la gestione delle commesse.

In una configurazione con cucina propria, l’investimento può collocarsi tra 40.000 e 60.000 euro, cifra che varia in base alla metratura, al livello di attrezzatura e alla presenza di personale fin dall’avvio.

Tra i costi fissi rientrano invece: canone di locazione (se presente), utenze, assicurazioni, consulenza contabile, software gestionale, retribuzioni del personale stabile.

I costi variabili, infine, sono legati al numero e alla tipologia di eventi: materie prime, personale extra per servizio ai tavoli, noleggio attrezzature, trasporto, allestimenti personalizzati.

Una struttura snella, basata su cucina in condivisione o ghost kitchen, riduce l’esposizione finanziaria iniziale e consente di trasformare parte dei costi fissi in costi variabili, pagando spazi e attrezzature in funzione dell’effettivo utilizzo. Questo modello risulta coerente con catering focalizzati sulla sola preparazione e consegna, senza servizio in loco.

Margini di guadagno e modello di business nel catering

L’analisi dei ricavi nel catering richiede un approccio orientato al margine per evento, considerando che la fatturazione non segue un flusso giornaliero costante come nella ristorazione tradizionale, ma si concentra su date specifiche con picchi stagionali.

Il prezzo di un servizio catering varia in base a numero di invitati, complessità del menu, livello di servizio e logistica; mediamente può oscillare tra 25 e oltre 100 euro a persona per eventi strutturati.

La marginalità effettiva dipende dalla capacità di controllo del food cost, dall’ottimizzazione degli acquisti e dalla gestione efficiente del personale. In un catering ben organizzato, il margine lordo su evento può collocarsi tra il 30% e il 50%, percentuale che va ridotta dei costi indiretti per determinare l’utile netto.

Per quanto riguarda il posizionamento, invece, è possibile scegliere tra diverse tipologie quali: eventi aziendali, matrimoni, catering healthy, cucina etnica oppure offrire delle proposte vegane. Ogni tipologia prescelta permette di costruire un’identità riconoscibile e di applicare politiche di prezzo coerenti.

L’integrazione con servizi accessori: allestimenti, noleggio attrezzature, beverage management, si aumenta lo scontrino medio e consente di differenziare l’offerta.

L’organizzazione interna incide direttamente sulla reputazione e sulla redditività: gestione delle prenotazioni, redazione di preventivi dettagliati, pianificazione degli acquisti e controllo delle scorte devono essere supportati da strumenti digitali che riducano errori e dispersioni.

Software gestionali dedicati alla ristorazione consentono di monitorare ordini, costi e flussi di cassa, migliorando la precisione nella definizione dei prezzi.

Catering, ristorazione a domicilio e ghost kitchen

L’evoluzione delle abitudini di consumo ha ampliato il perimetro operativo del catering, che oggi si intreccia con la ristorazione a domicilio e con modelli produttivi privi di sala aperta al pubblico.

Le ghost kitchen, ovvero cucine dedicate esclusivamente alla produzione per delivery o catering, rappresentano una soluzione organizzativa orientata all’efficienza e alla riduzione dei costi immobiliari.

All’interno di questo modello, l’attività si concentra sulla produzione e sulla logistica, con investimenti contenuti in arredi e allestimenti destinati alla clientela finale. Il catering può integrare questo sistema utilizzando la cucina per eventi programmati e per forniture continuative a imprese, coworking, enti pubblici.

La ristorazione a domicilio amplia il bacino di utenza, consentendo di intercettare clienti privati per cene, ricorrenze e piccoli eventi, con formule standardizzate che semplificano la gestione operativa. La definizione di menu tematici, pacchetti preconfigurati e listini chiari facilita la comunicazione commerciale e riduce i tempi di preventivazione.

La logistica assume un ruolo di rilievo: mantenimento della temperatura, puntualità nella consegna, qualità del packaging incidono sulla percezione del servizio e sulla fidelizzazione. Un mezzo attrezzato e contenitori professionali diventano parte integrante dell’investimento.

Aprire un catering in franchising: vantaggi e valutazioni

L’ingresso nel settore attraverso un format in franchising offre una struttura organizzativa già testata, con procedure operative, menu codificati e supporto nella fase di avvio, elementi che riducono l’incertezza tipica delle start-up indipendenti.

Il franchisor mette a disposizione marchio, formazione, manuali operativi, assistenza nella scelta della location o della cucina e accordi con fornitori convenzionati.

L’investimento richiesto varia in base al brand e al livello di servizi inclusi, comprendendo fee d’ingresso, eventuali royalties periodiche e contributi marketing. In cambio, l’affiliato beneficia di un posizionamento già riconoscibile, di campagne promozionali coordinate e di un know-how operativo che agevola la gestione.

La valutazione di un progetto in franchising richiede l’analisi del contratto, della durata dell’accordo, delle clausole di esclusiva territoriale e degli obblighi di approvvigionamento.

Franchising: Come Funziona? Guida, Significato e Definizione

Occorre verificare la solidità del marchio, la rete attiva e i risultati medi delle unità affiliate, oltre alla coerenza tra format proposto e mercato locale.

Per chi desidera entrare nella ristorazione con un rischio più contenuto e un percorso guidato, il franchising nel catering rappresenta una soluzione strutturata, a condizione che il piano economico-finanziario sia compatibile con le proprie risorse e con il potenziale della zona di riferimento.

L’apertura di un catering, sia in forma indipendente sia in franchising, richiede una pianificazione accurata, una chiara definizione del modello operativo e una gestione rigorosa dei costi; quando questi elementi vengono affrontati con metodo, l’attività può generare margini interessanti e costruire nel tempo una reputazione solida nel mercato della ristorazione per eventi e servizi a domicilio.

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