Chi guarda al settore della grande distribuzione organizzata oggi trova un mercato che, nonostante tutto, continua a crescere. Il 2025 si è chiuso con vendite in aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente, un risultato tutt’altro che scontato, considerando che l’inflazione era praticamente ferma. A dirlo è l’Area Studi Mediobanca, che monitora oltre cento operatori nazionali e trenta internazionali: il fatturato aggregato ha sfiorato i 110 miliardi di euro. Se si allarga l’orizzonte agli ultimi sei anni, la crescita complessiva supera il 30%, con un ritmo medio annuo intorno al 5,5%.
Anche i dati ISTAT confermano la direzione: a gennaio 2026 le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,6% in valore e dello 0,4% in volume rispetto al mese precedente, e del 2,3% in valore su base annua. Numeri che raccontano un settore che avanza in modo costante, trainato soprattutto dall’alimentare.
In questo quadro, i discount meritano un discorso a parte.
Negli ultimi anni hanno corso più veloce del resto della distribuzione, tra il 2019 e il 2024, le loro vendite sono cresciute a un ritmo quasi doppio rispetto agli altri formati e i margini operativi che riescono a generare sono nettamente superiori alla media. È un formato che ha smesso di essere considerato “di ripiego” e si è guadagnato un posto stabile nelle abitudini di spesa degli italiani.
La percezione, dunque, è quella di un’attività in forte crescita, ma che richiede attenzione nel momento in cui si sceglie di aprire un supermercato. Acquistare, esporre, vendere: si tratta di un sistema articolato che coinvolge normative sanitarie, gestione finanziaria, logistica e controllo dei margini.
Nel commercio alimentare al dettaglio, ogni scelta iniziale tende a produrre effetti nel medio periodo: dalla metratura del locale alla formula commerciale adottata, fino alla decisione di operare in autonomia o affiliarsi a un’insegna. È proprio in questa fase preliminare che si gioca gran parte dell’equilibrio economico futuro.
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Burocrazia; l’iter per riuscire ad aprire un supermercato o discount
Nel momento in cui si avvia l’iter per l’apertura di un’attività, emerge subito una distinzione rilevante tra esercizi di vicinato, media distribuzione e grandi strutture di vendita, perché a ogni categoria corrispondono procedure differenti e livelli di autorizzazione più o meno articolati.
Un supermercato rientra quasi sempre nella media distribuzione, con una superficie che supera i limiti dell’esercizio di vicinato e richiede quindi una valutazione attenta da parte del Comune.
L’apertura passa attraverso la presentazione della SCIA o, nei casi più strutturati, di una vera e propria domanda autorizzativa allo Sportello Unico per le Attività Produttive.
A questa si affiancano verifiche urbanistiche e, quando necessario, valutazioni legate all’impatto commerciale sul territorio. Sul piano sanitario, la normativa europea impone la notifica all’ASL e la predisposizione di un piano HACCP, che definisce procedure e controlli per la sicurezza alimentare.
La formazione del titolare e del personale viene richiesta con una documentazione specifica che si ottiene dopo aver seguito il corso SAB o successivamente a una comprovata esperienza pregressa nel settore.
Si aggiungono poi tutti gli aspetti tecnici del locale che devono essere a norma di legge: impianti, sicurezza antincendio, accessibilità che devono risultare conformi prima dell’apertura al pubblico.
Oltre ai permessi per aprire un supermercato o un discount è necessario anche aprire una società o una ditta individuale, registrarla al Registro delle Imprese, aprire le posizioni assicurative e previdenziali per sé e per i dipendenti presso l’Inail e l’Inps.
Quali sono i costi per aprire un supermercato o discount?
Quando si entra nel merito dell’investimento, il primo elemento da chiarire riguarda la scala del progetto, perché tra un minimarket e un discount di medie dimensioni la differenza economica è significativa.
Per un punto vendita tra i 400 e i 700 mq, l’investimento iniziale si distribuisce su alcune voci principali:
- L’allestimento del locale: scaffalature, banchi frigoriferi, casse e sistemi gestionali rappresentano una spesa che può oscillare tra 300.000 e 500.000 euro, variabile in funzione della qualità delle attrezzature e della presenza di reparti freschi.
- Il magazzino iniziale: che richiede che la merce vada acquistata prima di generare ricavi. In questa fase si considerano in genere 40.000-80.000 euro, con differenze legate all’ampiezza dell’assortimento.
- A questi costi si sommano le spese per adeguamento del locale, eventuali lavori edilizi, consulenze tecniche e pratiche amministrative.
Nel complesso si può stimare per un’apertura indipendente una fascia tra i 200.000 per un minimarket fino a superare anche il milione di euro per un grande supermercato o per un discount, escludendo il costo dell’immobile.
Naturalmente, se si opta per un’attività in franchising i costi potrebbero essere inferiori, anche se dipende dal tipo di affiliazione e dal marchio al quale si sceglie di affidarsi.
Guadagni e margini nel settore alimentare
La grande distribuzione è un settore in cui si guadagna sui volumi, non sui singoli prodotti. I margini per unità venduta sono stretti per definizione, e chi entra in questo mondo deve averlo chiaro fin dall’inizio.
Il ricarico varia molto a seconda di cosa si vende: sui prodotti confezionati di marca c’è poco spazio, mentre sui freschi e sui prodotti a marchio proprio, la cosiddetta private label, le cose migliorano sensibilmente. In termini lordi, il margine medio oscilla tra il 18% e il 28%, ma è un numero che dice poco da solo.
Quello che conta davvero è quanto rimane dopo aver pagato personale, affitto, energia e tutto il resto. E qui i numeri si ridimensionano: secondo i dati Mediobanca, il margine operativo medio della GDO italiana si attesta intorno al 2,7%.
Per dare un’idea concreta, su un milione di euro di fatturato annuo un punto vendita nella media potrebbe chiudere con un utile operativo nell’ordine dei 25.000–30.000 euro. Non è poco, ma non è nemmeno un settore in cui si diventa ricchi in fretta.
Il personale è la voce che pesa di più, mediamente il 12,5% del fatturato, seguita da logistica e trasporti (3,1%) e dai costi energetici (1,9%). Gestire bene queste tre voci fa spesso determina il successo o meno di un’attività, ecco perché se si gestiscono in modo ottimale le scorte, le scadenze, i dipendenti e la promozione dell’attività, i margini possono migliorare e con essi anche i guadagni netti.
Opportunità nel franchising supermercati, discount e alimentare
Quando si valuta l’alternativa tra un’apertura indipendente e affiliazione, il franchising introduce una struttura operativa già definita, che riduce il peso delle decisioni strategiche iniziali.
L’accesso a una centrale acquisti consente condizioni più vantaggiose rispetto alla negoziazione diretta con i fornitori, mentre il marchio offre una base di clientela già predisposta.
Le insegne attive in Italia coprono diversi segmenti, dal discount alla prossimità urbana, ogni brand sia supermercato sia Discount, adotta un modello specifico che risulta essere conforme al marchio e all’identità del suo brand.
Oltre alla possibilità di aprire un franchising alimentare o un discount, con investimenti che possono andare dai 50.000 euro fino al milione di euro per gli ipermercati; nel settore alimentare oggi si sono aperte tante opportunità.
Ad esempio, tra le opportunità che si possono vagliare ci sono gli alimentari di prodotti locali come quelli dedicati alla vendita di prodotti derivanti dal latte di bufala, alimentari dedicati alla vendita di prodotti al tartufo, o di specialità regionali e di uno specifico territorio.
In questo caso si abbassano anche i costi di apertura e di gestione, essendo piccoli punti vendita alimentare, infatti, l’investimento richiesto potrebbe partire dai 20 mila euro circa.
Che si scelga di aprire un supermercato o discount in franchising, il vantaggio non risiede solo nei costi iniziali ma nel poter accedere a un sistema già rodato, con supporto per la gestione, il marketing, la logistica e con accordi con marchi di vario tipo per la fornitura di prodotti e per il magazzino. Questo rende più semplice entrare nel mercato e ottenere più velocemente un pareggio di bilancio oltre che una crescita nel tempo.























