Quando si instaura il rapporto tra franchisor e franchisee è importantissimo dare la giusta attenzione al contratto di franchising.
Il contratto di franchising serve a regolare il rapporto imprenditoriale tra le parti, questo si basa sulla fiducia reciproca e su equilibrio delle forze. Da una parte il franchisor che concede in uso il suo marchio e il suo know-how operativo e dall’altro l’affiliato che investe lavoro e capitale per far sì che quel determinato punto vendita, negozio o ufficio di servizi operi correttamente nel territorio di sua competenza.
Quando si entra in una rete in franchising, dunque, leggere e comprendere attentamente come funziona il contratto di franchising e quali sono i diritti e i doveri che si deve assumere il marchio e quali il franchisee, permette di iniziare a lavorare e collaborare con la casa madre nel migliore dei modi.
► Cosa devi sapere sul contratto di franchising
Diritti e doveri del franchisor
All’interno di un contratto di franchising esistono diverse clausole tra le prime troviamo quelle che si applicano ai diritti e ai doveri del franchisor.
Il franchisor è colui che ha come compito verso il franchisee di fornirgli tutti gli strumenti operativi e funzionali all’avvio dell’attività per la replicazione corretta del modello di business che rappresenta il marchio.
Il franchisor, dunque, deve trasmettere il proprio know-how, aggiornandolo nel tempo, fornire assistenza tecnica e gestionale, curare la formazione del personale e garantire che l’immagine del brand resti coerente in tutta la rete.
È suo dovere anche mantenere vivi i canali di comunicazione, e nel caso sostenere l’attività promozionale e assicurare che il sistema funzioni in modo uniforme.
In cambio di queste attività, il franchisor ha diritto a ricevere i compensi stabiliti: la fee d’ingresso, le royalty periodiche e i contributi pubblicitari, se previsti, e può pretendere che l’affiliato rispetti le linee guida operative, i parametri di qualità e le regole sull’uso del marchio.
Questo equilibrio, se ben gestito, permette alla rete di crescere in modo solido, tutelando l’immagine collettiva senza sacrificare l’autonomia di chi vi partecipa.
► Fee, Royalty, investimento iniziale: quanto costa davvero un franchising?
Diritti e doveri del franchisee
Come per il franchisor, anche il franchisee deve rispettare alcuni obblighi e doveri, in quanto con questo contratto diventa un imprenditore operante sotto l’insegna altrui, che comporta il seguire delle regole comuni.
Il franchisee è tenuto a seguire fedelmente il format che gli viene trasmesso, a utilizzare le procedure approvate e a mantenere standard di servizio e qualità conformi alle aspettative della rete. Deve inoltre garantire la riservatezza sulle informazioni ricevute e curare ogni aspetto operativo con la stessa attenzione del fondatore del brand.
Dal punto di vista economico, l’affiliato si impegna a corrispondere puntualmente i corrispettivi previsti. In caso di ritardi, il franchisor può applicare penali o sospendere la fornitura di servizi. Tuttavia, l’affiliato ha diritto a ricevere formazione continua, assistenza reale e aggiornamenti periodici sul sistema.
Se questi elementi vengono meno, può far valere le proprie ragioni, perché il contratto si basa su un principio di reciprocità: nessuna parte può beneficiare dell’altra senza rispettarne gli obblighi.
Un franchising ben strutturato prevede sempre un sistema di comunicazione costante, in cui le difficoltà operative non si risolvono con una sanzione, ma con un confronto. È in questo dialogo che si misura la serietà della rete.
Clausola di esclusiva territoriale
La clausola di esclusiva territoriale è una delle più discusse, perché tocca direttamente l’equilibrio competitivo all’interno della rete. Con essa il franchisor può impegnarsi a non aprire altri punti vendita nello stesso territorio o a non concedere nuove affiliazioni nella zona riservata all’affiliato.
L’esclusiva territoriale non è obbligatoria per legge e può essere inserita dal franchisor al fine di tutelare il franchisee in termini di eventuale concorrenza sul territorio con prodotti o servizi forniti dallo stesso marchio.
Bisogna considerare che la clausola di esclusiva territoriale per essere valida, deve specificare con precisione i confini geografici dell’area concessa e le eventuali limitazioni alle attività promozionali.
Può ad esempio vietare di fare pubblicità mirata in una zona riservata ad altri affiliati o di utilizzare campagne online indirizzate a clienti residenti in quell’area.
Tuttavia, non può impedire di vendere prodotti o servizi a chi si rivolga spontaneamente all’affiliato, né vietare la vendita online, salvo restrizioni motivate e proporzionate.
Un punto spesso trascurato è la tutela reciproca: anche se non è prevista un’esclusiva formale, il franchisor deve comunque garantire che gli altri affiliati rispettino le regole di territorio e non invadano aree già presidiate.
Per questo, prima di firmare, è opportuno chiedere chiarezza sulla mappa delle zone operative e su come il marchio controlla il rispetto delle stesse.
► Zona in esclusiva nel franchising
Clausola di durata e rinnovo
La durata del contratto di franchising di norma oscilla tra i tre e sette anni, un periodo sufficiente per consentire all’affiliato di recuperare l’investimento e stabilizzare l’attività. In questo arco di tempo il franchisor deve assicurare la piena disponibilità del marchio, del know-how e dell’assistenza tecnica.
Alla scadenza, salvo diverso accordo, il contratto non si rinnova automaticamente. Eventuali proroghe devono essere negoziate e formalizzate per iscritto, anche per aggiornare condizioni economiche e standard operativi.
La clausola di durata stabilisce inoltre le modalità di recesso e di risoluzione anticipata, oltre alle conseguenze che ne derivano: obbligo di restituire i materiali riservati, mantenere la confidenzialità sulle informazioni ricevute, rispettare eventuali limiti di concorrenza post-contrattuale e versare, se previsto, penali per la chiusura anticipata.
In alcune situazioni, l’affiliato può essere chiamato a risarcire il franchisor per le somme che quest’ultimo avrebbe percepito fino alla naturale scadenza. Per questo motivo, è fondamentale valutare con attenzione ogni clausola che preveda penali o obblighi successivi alla cessazione del contratto.
Un contratto equilibrato deve prevedere una durata che deve tutelare entrambi e lasciare spazio alla revisione del rapporto, se le condizioni di mercato cambiano.
Clausole risolutive
Ogni contratto di franchising deve prevedere le condizioni di risoluzione, cioè le situazioni che consentono a una delle parti di sciogliere l’accordo prima della scadenza naturale. Le ipotesi più comuni riguardano il mancato pagamento delle somme dovute, la violazione delle regole operative, l’uso improprio del marchio o comportamenti che danneggino l’immagine della rete.
Accanto a queste previsioni, il contratto può includere clausole penali per garantire il rispetto degli impegni. Sono strumenti di deterrenza, ma devono essere calibrati. Una penale troppo alta o formulata in modo generico rischia di squilibrare il rapporto. L’importo deve essere proporzionato alla gravità dell’inadempimento e chiaramente definito nel contratto.
È inoltre importante verificare se la penale escluda o meno altri rimedi: in alcuni casi il franchisor, oltre alla penale, può chiedere ulteriori risarcimenti o risolvere il contratto.
Infine, tra le clausole risolutive rientrano anche quelle relative alla non concorrenza e alla non ri-affiliazione.
Durante il contratto, e in alcuni casi dopo la sua cessazione, l’affiliato può essere vincolato a non aprire attività simili o a non entrare in reti concorrenti. Queste clausole devono rispettare limiti di tempo e di spazio precisi, altrimenti risultano nulle. Servono a proteggere il know-how del marchio, ma non devono impedire all’imprenditore di proseguire la propria attività in modo legittimo.
In un contratto di franchising ogni clausola rappresenta una garanzia, ma anche un limite. Conoscerle, analizzarle con l’aiuto di un professionista e negoziarle quando necessario, significa entrare in una rete con consapevolezza, sapendo esattamente fino a dove si può spingere la propria libertà imprenditoriale e dove inizia la tutela del marchio.
























