Come aprire un pub: burocrazia, costi e opportunità in franchising
Oggi ci sono diversi format che si possono aprire nel mondo della ristorazione, ma uno dei più interessanti e che sta vedendo una forte crescita è sicuramente: il pub.
Nel 2026, il comparto bar, che comprende anche i pub e tutti i locali dedicati alla somministrazione delle bevande come ad esempio le birrerie, ha raggiunto un valore pari a 24 miliardi di euro con un totale di oltre 150 mila locali aperti in tutta Italia.
Il settore, dunque, è sicuramente sano e in crescita, ma come aprire un pub? Come riuscire a realizzare questo sogno imprenditoriale? Il primo passo riguarda sicuramente gli aspetti amministrativi, gli investimenti iniziali, la definizione del posizionamento e del brand per riuscire ad attrarre il giusto pubblico.
Vediamo dunque, in questa guida come aprire un pub, quali sono i requisiti richiesti e in che modo portare la propria attività a prosperare partendo con il piede giusto.
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Requisiti e burocrazia per aprire un pub
Il primo passo per aprire un pub prevede proprio un confronto con la burocrazia. Queste attività rientrano nella categoria degli esercizi autorizzati alla somministrazione di alimenti e bevande, attività soggette a specifici requisiti professionali e a una serie di adempimenti amministrativi che precedono l’avvio dell’attività.
Quando si vuole gestire un pub deve innanzitutto è necessario, infatti, possedere determinati requisiti personali e formativi quali:
- La maggiore età e l’assolvimento dell’obbligo scolastico;
- la dimostrazione di una competenza nel settore alimentare o della somministrazione. Questa competenza può derivare da diverse condizioni come: il possesso di un diploma alberghiero, un’esperienza lavorativa di almeno due anni negli ultimi cinque nel comparto della ristorazione oppure il superamento di un corso professionale riconosciuto.
In assenza di queste esperienze diventa necessario frequentare il corso SAB che ha una durata variabile tra le 90 e le 140 ore e comporta generalmente una spesa compresa tra 500 e 800 euro.
Parallelamente occorre ottenere la certificazione HACCP, obbligatoria per tutti gli operatori che manipolano o entrano in contatto con alimenti e bevande. Una volta verificati i requisiti professionali si passa agli adempimenti amministrativi. Tra i principali passaggi figurano:
- apertura di una partita IVA;
- iscrizione al Registro delle Imprese;
- apertura delle posizioni INPS e INAIL;
- presentazione della SCIA al Comune;
- autorizzazioni sanitarie da parte della ASL.
A questi passaggi, infine, si aggiungono altre procedure operative, tra cui la richiesta di autorizzazione alla vendita di superalcolici rilasciata dall’Agenzia delle Entrate, il pagamento dei diritti SIAE nel caso di diffusione musicale e l’eventuale richiesta di occupazione del suolo pubblico qualora si vogliano installare tavoli o sedute all’esterno del locale.
Costi per aprire un pub e investimento iniziale
Quanto costa aprire un pub? Questa è di certo la domanda più importante che ci si deve fare nel momento in cui si vuole aprire un’attività in proprio. Il pub, come molte attività nel settore della ristorazione, richiede dei costi non indifferenti, in quanto bisogna considerare come le voci quali: attrezzature e arredi contribuiscano a far elevare di molto l’investimento iniziale.
In genere, se si ha un pub con cucina (anche piccola) bisogna considerare un investimento iniziale tra gli 80 mila e i 100 mila euro, una cifra che può aumentare se si affitta o acquista un locale in una zona ad alto traffico, ad esempio in un centro cittadino.
Infatti, se non si acquista, un’altra delle voci di spesa rilevanti è sicuramente l’affitto, in quanto un pub necessita generalmente di spazi piuttosto ampi, in grado di ospitare il bancone, la sala tavoli e una cucina attrezzata. Nei centri urbani più frequentati il canone mensile può rappresentare una delle componenti più pesanti del bilancio.
Oltre all’affitto, come anticipato bisogna considerare l’importanza dell’arredamento in un pub:
molti locali adottano ambientazioni che richiamano lo stile irlandese o britannico, con grande utilizzo di legno, luci soffuse e decorazioni legate alla cultura brassicola. Bancone, tavoli e rivestimenti contribuiscono a creare l’atmosfera del locale e incidono in modo sensibile sull’investimento iniziale.
Le attrezzature professionali costituiscono un ulteriore capitolo di spesa in questo caso bisogna considerare i costi di:
-
- spillatrici per la birra;
- frigoriferi;
impianti di refrigerazione;
- lavastoviglie industriali;
- cucina e friggitrice;
- minuteria da bar e da ristorante (coltelli, posate, mestolame, piatti, bicchieri).
Questi sono strumenti indispensabili per la gestione quotidiana del locale, ma che hanno un costo importante e che incidono fortemente sul budget per l’investimento.
A queste spese si aggiungono, infine, anche i costi per il primo rifornimento di bevande e alimenti e quelli legati al personale, che oltre allo stipendio vanno assicurati presso l’INAIL e iscritti per i contributi previdenziali presso l’INPS.
Nei primi mesi di attività il locale deve costruire gradualmente la propria clientela, motivo per cui sarebbe preferibile prevedere una riserva finanziaria che consenta di affrontare la fase iniziale con maggiore stabilità.
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Offerta del locale e scelta delle birre
All’interno di un pub la birra rimane l’elemento centrale dell’offerta, la selezione delle etichette rappresenta quindi una decisione strategica che influisce sull’identità del locale.
Molti gestori scelgono di proporre una carta delle birre composta da un numero limitato di referenze ben selezionate. Una proposta troppo ampia può complicare la gestione del magazzino e rendere la scelta più difficile per il cliente.
Negli ultimi anni la diffusione dei birrifici artigianali italiani ha ampliato notevolmente le possibilità di selezione. Infatti, ci sono numerosi pub che valorizzano proprio queste realtà, inserendo in carta produzioni locali e organizzando serate di degustazione dedicate alla scoperta di nuove birre.
Accanto alle bevande si sviluppa una proposta gastronomica pensata per accompagnare il consumo serale: hamburger, pizze, fritti e piadine rappresentano i piatti più diffusi, anche se alcuni locali hanno scelto di arricchire il menù con ingredienti più ricercati o con ricette che valorizzano i prodotti del territorio.
L’ambiente del pub contribuisce a completare l’esperienza del cliente, quindi bisogna valutare con cura se optare per un pub stile inglese, irlandese, gallese e adeguare di conseguenza gli arredi, musica e illuminazione che costruiscono l’atmosfera del locale e influenzano la percezione complessiva dell’offerta.
Franchising pub: vantaggi e investimento
Negli ultimi anni molti imprenditori hanno scelto di entrare nel settore attraverso il franchising, aprendo un bar, pub o una birreria attraverso una formula che permette di utilizzare il marchio e il modello gestionale di una rete già esistente.
Il franchisor mette generalmente a disposizione dell’affiliato formazione, manuali operativi e supporto nella progettazione del locale. Vengono inoltre fornite indicazioni precise sull’arredamento, sulla selezione delle bevande e sulla gestione dell’attività.
Uno dei principali vantaggi riguarda la riconoscibilità del brand. Un pub affiliato a una catena conosciuta riesce spesso a costruire più rapidamente la propria clientela rispetto a un locale completamente nuovo.
L’investimento richiesto per aprire un pub in franchising varia a seconda del format scelto. Alcuni progetti più leggeri partono da circa 20.000 euro, mentre formule più strutturate possono richiedere investimenti superiori ai 100.000 euro.
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