Molte volte per poter vendere i propri prodotti e far sì che essi vengano pubblicizzati al meglio, bisogna avvalersi di applicazioni o metodi in grado di promuoverli facendo leva sulle caratteristiche ed i benefici che questi possono produrre nella vita di tutti i giorni.
È per questo che aprire un temporary store sta diventando sempre di più proficuo, poiché di tratta di una risorsa utile ad ogni tipo di attività, che non solo comporta dei guadagni per quanto riguarda la vendita dei prodotti messi a disposizione, ma che offre anche alcuni benefici dati da una burocrazia molto ridotta, da costi molto esigui e da tante altre grandi opportunità che approfondiremo nel corso di questo articolo.
Cosa si intende per temporary store?
Il temporary store è un sistema di marketing che ha come scopo quello di istituire dei negozi che rimangono aperti per brevi periodi, in quanto devono promuovere un marchio o vengono utilizzati per lanciare un prodotto molto atteso sul mercato.
Essi risultano essere una grande novità ed una preziosa risorsa, soprattutto nel caso della vendita al dettaglio, poiché riescono ad adottare dei sistemi comunicativi molto efficaci che permettono di valutare la soddisfazione del consumatore e la risoluzione di dubbi e questioni relative alla natura del prodotto commercializzato.
Tutto questo può essere sfruttato sia da piccoli che da grandi marchi, in quanto ogni settore può usufruire di questa risorsa per lanciare il proprio prodotto in maniera breve ma diretta.
Quando aprire un temporary store
Aprire un negozio temporaneo è una scelta strategica. Succede quando si vuole entrare in un nuovo mercato senza legarsi a lungo termine, quando si cerca una vetrina dinamica per un lancio importante, o quando il punto vendita principale non è accessibile per lavori. In ognuna di queste situazioni, il temporary store diventa uno strumento per riuscire a migliorare i propri profitti o la conoscenza del brand.
Una soluzione per i lanci prodotto
Quando un’azienda introduce qualcosa di nuovo sul mercato, la prima impressione conta. Serve un contesto che dia valore al prodotto, lo metta in scena e lo renda desiderabile. Il temporary store, se progettato con coerenza rispetto al tono del brand, dà la possibilità al cliente di toccare, osservare, interagire con i prodotti.
Comprendere il mercato
Esistono aree geografiche dove la presenza di un marchio non è ancora consolidata. Altre in cui il comportamento del consumatore si presta a essere esplorato. In questi casi, un negozio temporaneo rappresenta un presidio prezioso.
Permette di raccogliere dati reali, osservare flussi, testare reazioni a campagne mirate. Tutto senza dover sostenere i costi strutturali e i vincoli contrattuali necessari per un’apertura stabile.
Ad esempio, si potrebbe valutare di aprire un negozio di abbigliamento usato solo per 30 giorni per comprendere l’andamento di mercato. Questo potrebbe essere utile per la valutazione dell’avvio di un’attività vera e propria magari con il supporto di un franchising abbigliamento.
Fiere, eventi, stagioni
Ci sono volte in cui un temporary store può essere la soluzione ideale per eventi transitori ad esempio: una fiera, un evento di paese molto importante o per momenti della stagione dove la gente spende di più come: le settimane che precedono il Natale o l’estate. Il temporary store, dunque, è il formato ideale per brand che vogliono inserirsi nel flusso degli eventi in modo coerente e attrattivo.
Pubblicizzare il brand
Infine, un temporary store può essere utilizzato per raccontare la storia del brand, approfondire i valori, creare un contatto più profondo con chi entra. Succede spesso, infatti, che usino questa strategia negozi di abbigliamento, maison di moda, aziende cosmetiche o brand lifestyle, che usano i pop-up come punti per creare una relazione con il pubblico.
Come aprire un temporary store
Per poter procedere all’apertura di questa attività alternativa bisogna sapere che si parla di prodotti che si basano su una strategia di vendita che ha come fine quello di far leva sulla volontà del consumatore.
Questo ha spesso voglia di sperimentare e provare nuovi prodotti, soprattutto se questi che vengono concessi per un periodo piuttosto limitato.
Questa strategia nacque in Gran Bretagna nel 2005 e piano piano è arrivata a diffondersi anche in Italia. Tutto ciò si basa sul finanziamento di campagne promozionali che riescono a promulgare i loro prodotti ai diversi acquirenti.
Perché conviene avviare un temporary store?
Utilizzare un temporary store che possa pubblicizzare il proprio marchio è molto importante, in quanto la clientela tenderà ad associare quel determinato brand a un prodotto di qualità molto ricercato. Questo strumento si rivela essere molto efficace quando ci si trova di fronte al lancio di un nuovo prodotto o di un nuovo servizio, soprattutto nel caso delle edizioni limitate, che molto spesso vengono pubblicate durante il periodo natalizio o estivo.
L’obiettivo è quello di aumentare le vendite e cercare di innescare un senso di fretta nel pubblico che trovandosi di fronte a dei prodotti limitati se ne vuole accaparrare la quantità più alta possibile, ma si trova a combattere contro il tempo che potrebbe negargli la possibilità di entrare in possesso di questi oggetti.
Come creare un temporary store di successo
Per poter far funzionare al meglio un temporary store deve essere istituito in maniera completa sfruttando tre importanti elementi: lo spazio o location presso il quale verrà costruito, come ad esempio le zone principali delle città più importanti oppure all’interno di fiere o eventi locali che possono manifestarsi durante una notte bianca piuttosto che una festa patronale o un altro evento tanto atteso; la clientela che deve essere interessata al prodotto in quanto non trattandosi di marchi conosciuti ci si può aspettare un sentimento di diffidenza, ed infine l’innovazione che deve avvalersi di mezzi in grado di attirare l’attenzione del pubblico.
Non da ultimo bisogna creare delle offerte temporanee che vadano a conquistare il cliente, innescando in lui un comportamento che deve rispettare i canoni prefissati dal tempo entro il quale l’offerta sarà valida. Bisogna però predisporre un servizio di pubblicità in grado di promuovere al meglio l’attività che si intende diffondere, e ricreare dei contesti e degli ambiti accattivanti che spingano il cliente ad acquistare prodotti di alta qualità che difficilmente è possibile reperire attraverso altri negozi o siti.
Quanto costa aprire un temporary shop?
Questo servizio richiede dei costi di apertura che non differiscono molto rispetto a quelli tradizionali, ma che variano per le spese da realizzare.
Al fine di attuare campagne pubblicitarie molto valide bisognerà incentivare questa apertura attraverso un servizio di propaganda in grado di attirare un numero di clienti molto alto.
È importante considerare la spesa che si dovrà sostenere per allestire il negozio stesso, anche se tutto ciò sarà marginale poiché è l’idea stessa che attira la clientela e che farà assaporare la possibilità di entrare in possesso di oggetti che altrimenti saranno sicuramente acquistati da altre persone.
Aprire un Temporary Store: normativa
A differenza dei paesi anglosassoni, in Italia non esiste una normativa precisa che sia relativa esclusivamente ai temporary store. Esistono però diverse leggi in materia di locazione, apertura di un’attività nel settore del commercio o dei servizi, che permettono di aprire uno store temporaneo.
Naturalmente, come per ogni attività anche per una temporanea, sarà necessario:
- Aprire una P.IVA
- Registrazione al Registro delle Imprese alla Camera di Commercio
- Apertura posizioni INPS e INAIL per sé e per i propri dipendenti
- Apertura in un locale con destinazione d’uso commerciale
Vediamo nel dettaglio le regole e le leggi da tenere in considerazione per l’apertura di un temporary store.
Locazione del locale per un periodo temporaneo
Ed è proprio nella ricerca e affitto del locale che bisogna fare riferimento alla prima normativa ossia: l’articolo 27, comma 5, della Legge n. 392/1978, che consente espressamente di stipulare contratti di locazione ad uso diverso dall’abitativo con durata inferiore rispetto ai sei anni previsti dalla regola generale. La condizione è che l’attività esercitata abbia, per sua natura, carattere transitorio. Ed è questo il caso tipico dei temporary store, la cui durata è definita sin dall’inizio, con eventi, promozioni o iniziative a termine.
Inoltre, all’interno del contratto di locazione per le attività temporanee sono necessarie: la dichiarazione chiara dell’uso temporaneo a fini commerciali. Questa dicitura deve essere presente nel contratto e deve ottenere il consenso esplicito del locatore, senza il quale l’accordo potrebbe perdere la propria validità formale o, peggio, essere interpretato come una locazione ordinaria con tutte le conseguenze del caso.
Il secondo punto riguarda il canone, in quanto a differenza dei contratti classici, in cui il pagamento è solitamente mensile e proporzionato alla durata, qui le parti possono liberamente concordare anche un importo forfettario per l’intero periodo. Questa elasticità, se da un lato agevola la pianificazione economica del progetto, dall’altro richiede trasparenza e attenzione nella formulazione dell’accordo scritto.
Terzo aspetto fondamentale: l’esclusione dell’indennità per perdita di avviamento commerciale. L’articolo 35 della stessa legge 392/1978 sancisce che questa indennità (normalmente prevista nei contratti standard per tutelare il conduttore) non si applica in caso di attività transitorie.
Stesso discorso per la prelazione e il diritto di riscatto. Non si applicano ai temporary store. È bene però che l’accordo lo specifichi in modo netto, facendo riferimento agli articoli 35 e 41. Questo eviterà fraintendimenti qualora, a fine contratto, il locatore decidesse di riaffittare a terzi lo stesso spazio. Il conduttore temporaneo non può vantare alcun diritto prioritario.
Altra esclusione che il contratto deve prevedere è quella del rinnovo tacito. Anche qui il riferimento normativo è l’art. 28 della Legge 392/1978. La logica del temporary è quella di un’esperienza limitata nel tempo, non rinnovabile automaticamente. Ogni eventuale estensione va contrattata ex novo.
Va infine ricordato che, al di là delle clausole specifiche, restano in vigore gli obblighi generali previsti dal Codice Civile per le locazioni, le disposizioni fiscali di settore e gli adempimenti legati all’avvio di attività di commercio al dettaglio.
Per quanto riguarda invece i requisiti amministrativi bisogna fare una distinzione tra attività temporanee con apertura stimata per meno di 30 giorni e attività che vogliono aprire per un periodo temporaneo ma superiore ai 30 giorni.
Attività temporanee fino a 30 giorni
Per le attività temporanee di commercio al dettaglio la cui durata non supera i 30 giorni consecutivi, l’iter amministrativo è semplificato, ma comunque regolato. La vendita può avvenire in locali privati, spazi pubblici concessi o all’interno di eventi.
Requisiti principali:
- SCIA: che va presentata al SUAP del Comune competente, prima dell’inizio dell’attività, anche solo per un giorno. La SCIA deve indicare: dati anagrafici del titolare, durata esatta dell’attività, ubicazione dei locali/spazi utilizzati, descrizione merceologica.
- Autorizzazione temporanea per occupazione suolo pubblico (ove richiesta): necessaria solo se si svolge in aree pubbliche o in spazi allestiti (es. gazebo, banchetti, stand).
- Requisiti morali e professionali: chi esercita l’attività deve possedere i requisiti morali previsti dall’art. 71 del D.Lgs. 59/2010.
- Per la vendita di alimenti, è richiesto anche il requisito professionale(es. corso SAB o titolo equipollente).
- Sicurezza, impianti e agibilità: anche per un’attività breve, i locali devono rispettare i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza, soprattutto in caso di somministrazione di alimenti e bevande.
- Comunicazione all’ASL (se previsto): alcuni Comuni richiedono una notifica sanitaria per attività alimentari temporanee.
Attività temporanee oltre i 30 giorni
Se l’attività di vendita temporanea supera i 30 giorni consecutivi, viene assimilata a una vera e propria apertura di esercizio commerciale e il regime cambia.
Requisiti principali:
- SCIA per apertura di esercizio commerciale a tutti gli effetti: la SCIA dovrà essere presentata al SUAP con la modulistica ordinariaprevista per le aperture di negozi. Dovrà contenere: planimetria dei locali, superficie di vendita, specifica merceologia, indicazione della durata prevista, requisiti del titolare.
- Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: è necessaria la dichiarazione di inizio attivitàai fini IVA, se non già attiva.
- Iscrizione alla Camera di Commercio: l’imprenditore dovrà essere regolarmente iscritto al Registro delle Impresenella sezione commercio.
- Dichiarazione e notifica sanitaria all’ASL: obbligatoria in caso di vendita/somministrazione di alimenti e bevande.
- Requisiti igienico-sanitari e urbanistici del locale: i locali devono rispettare tutti i requisiti previsti per un esercizio commerciale stabile(accessibilità, dotazione dei servizi, impiantistica a norma).
- TARI: è dovuta se l’attività supera i 30 giorni e occupa stabilmente un locale.
- Segnaletica e orari: come ogni esercizio commerciale, deve essere visibile la targa identificativa dell’attività e gli orari di apertura.
Anche se si tratta di attività temporanee, la durata non esonera dagli obblighi normativi. Le sanzioni per omessa SCIA o mancato rispetto dei requisiti possono essere rilevanti, anche per brevi periodi di vendita.
La distinzione tra attività inferiori e superiori a 30 giorni in ogni caso non riguarda solo la burocrazia, ma determina anche l’inquadramento giuridico dell’attività stessa (evento occasionale o apertura commerciale vera e propria).
Conoscere il giusto iter burocratico è necessario per riuscire ad inquadrare correttamente e aprire un temporary store senza problemi.
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